venerdì 19 maggio 2017

Incontro Nazionale - INTERVENTI E POLITICHE CONTRO LA TRATTA DI ESSERI UMANI: SIAMO AD UN PUNTO DI SVOLTA

Prima mappatura nazionale della prostituzione di strada

Il 3 maggio scorso, per la prima volta in Italia, un ampio numero di Unità di Strada o di Contatto afferenti alle reti nazionali, ai progetti di emersione e identificazione per le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale finanziati dal Dipartimento delle Pari Opportunità e un ulteriore gruppo di enti sono usciti contemporaneamente, nelle ore tardo serali/notturne, per costruire un osservatorio nazionale delle presenze in strada di persone che si prostituiscono.

E’ stata un’azione promossa congiuntamente delle reti nazionali CNCA, Piattaforma Nazionale Antitratta e Numero Verde Antritratta (800 290 290) - che da anni operano per l'aggancio ed il contatto con per persone che si prostituiscono sulle strade della penisola.

Complessivamente 46 Enti, appartenenti al privato sociale e del pubblico, hanno mappato i territori di 50 Province (su 93) e di 11 Città Metropolitane (su 14). Complessivamente sono giunti dati da 93 aree territoriali diverse, coinvolgendo 19 Regioni su 21 .

Il dato complessivo è di 3.280 persone osservate, molte delle quali già conosciute, agganciate e contattate dai servizi in un costante e capillare lavoro di prossimità e vicinanza con persone che vivono condizioni di sfruttamento, vulnerabilità o di libera scelta.

La popolazione osservata è composta per l’82,1% da donne ed il restante il 17,8% da transessuali e 1% da uomini.
Dall’osservazione emerge inoltre che – a detta degli operatori – il 5,1% delle persone viste sembravano essere minorenni.
Inoltre, il 40% delle presenze erano dell’area dell’Est Europeo (il 75% delle quali provenienti dalla Romania), il 38,3% dell’Africa (la quasi totalità dalla Nigeria), il 17,8% dall’America Centro-Meridionale (quasi esclusivamente transessuali di Brasile, Ecuador e Perù) e l’ 1,3% dall’Asia (Cina in particolare). Le presenze italiane costituivano il 2,7% dell’intera popolazione.

Emerge in modo chiaro la quantità di persone che vengono contattate, informate e sensibilizzate dagli operatori sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che rende loro protagoniste di azioni di informazione e prevenzione verso i loro clienti, e indirettamente i loro partners, riducendo così i rischi di malattie trasmissibili nella collettività. La prevenzione e l'accompagnamento ai servizi sanitari per la diagnosi e cura, sono alla base di molti interventi rivolti alle persone che si prostituiscono, unitamente alla promozione dei loro diritti alla cura e all'accesso ai servizi pubblici che vengono proposti in alternativa ad un circuito “sanitario” clandestino connesso con organizzazioni criminali che controllano la prostituzione.

Le Unità di Contatto svolgono anche un ruolo nell'individuazione di persone che sono vittime o potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, controllate da organizzazioni criminali; a queste persone viene proposta l'opportunità di accedere ai programmi di protezione sociale e di inclusione socio lavorativa finanziati dal Dipartimento Pari Opportunità.

Inoltre, gli operatori consentono la prossimità e la vicinanza a persone che vivono una temporanea condizione di fragilità e vulnerabilità, senza mai giudicarne condizione o comportamento, garantendo sempre supporti di varia intensità che partono dai bisogni individuali.

L'azione nazionale congiunta, oltre a fornire una fotografia di quella sera sulle strade italiane, restituisce molte informazioni anche qualitative. I dati non hanno l'obiettivo di essere esaustivi e definitivi, ma testimoniamo una presenza complessa e articolata che non può essere sotto o sopravalutata nella definizione di politiche sociali e sanitarie, nazionali e locali. Le organizzazioni che hanno partecipato alla rilevazione nazionale del 3 maggio rappresentano, non solo l’elemento di contatto con la popolazione che si prostituisce in strada ma, costituiscono una rete, professionale e seria, per l’interlocuzione con i soggetti che si prefiggono, istituzionalmente, al governo dei territori e alla costruzione di politiche sulla prostituzione.

per avere il report con i dati della mappatura mandare richiesta a: piattaformaantitratta@yahoo.it

martedì 14 marzo 2017

Squarci... di futuro - Le donne nigeriane tra sfruttamento e percorsi di emancipazione

Lunedì 20 marzo dalle ore 10 alle 16.
Centro Interculturale “Officine Gomitoli”, Piazza Enrico de Nicola, 46 (ex Lanificio Napoli).
Convegno a cura della cooperativa sociale Dedalus sulla problematica della tratta delle donne nigeriane.

Napoli 27 marzo - La decriminalizzazione della prostituzione: scenari politici ed interpretazioni

In questo momento in cui la discussione su prostituzione e tratta è presente a livello transnazionale ci sembra importante convocare la Piattaforma per avviare una discussione focalizzata sul tema dei diritti umani.
L'approccio alla Tratta basato sul rispetto dei diritti umani è sempre stato elemento portante della Piattaforma Nazionale Antitratta. Ci sembra doveroso fare il punto sulla situazione discutendo di questo tema con esperti di fama internazionale.
Confidiamo di condividere con tutti voi, dal vivo gli elementi portanti della discussione.
Vi aspettiamo tutte e tutti a Napoli il 27 marzo dalle ore 9 alle ore 14 presso la sede della Coop Dedalus.

 

giovedì 2 febbraio 2017

Sull'accoglienza delle vittime di tratta nei CAS

Prefettura di Torino
Prefettura di Asti
Prefettura di Alessandria
Prefettura di Novara

Commissione Territoriale per il riconsocimento della protezione internazionale di Torino
Commissione Territoriale per il riconsocimento della protezione internazionale di Genova
Commissione Territoriale per il riconsocimento della protezione internazionale di Novara

La presente per richiamare l'attenzione delle SS.VV. su una questione di attualità che riguarda il triste fenomeno della tratta di esseri umani, con specifico riferimento alle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.

A seguito di numerosi colloqui delle mediatrici e degli operatori con le migranti che si sono rivolte negli ultimi mesi alle nostre associazioni e cooperative, sulla base di indicatori individuati nel corso degli anni, abbiamo riscontrato che sempre più spesso, le donne nigeriane, una volta arrivate in Italia e accolte presso le strutture predisposte, sono contattate dai loro sfruttatori, costrette ad abbandonare i centri e forzate alla prostituzione.
Frequentemente questo allontanamento avviene prima che le vittime abbiano presentato il C3 e formalizzato la loro richiesta d'asilo, rendendole in questo modo invisibili e irregolari.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerosi casi in cui giovani donne, dopo essersi allontanate dai centri di accoglienza e aver vissuto sulla loro pelle l'esperienza della strada, si rivolgono a noi per chiedere aiuto e assistenza dopo essere fuggite dai propri sfruttatori.

Ci risulta che in tali casi, quando queste donne si presentano presso gli uffici immigrazione delle Questure del nostro territorio al fine di essere nuovamente fotosegnalate e presentare contestuale richiesta di asilo, vengano notificati loro decreti di espulsione motivati sul fatto di essersi allontanate dai centri prima di aver fatto il C3, prassi avvenuta, in alcuni casi, anche nei confronti di ragazze minorenni.
Riteniamo opportuno segnalarVi tale prassi, da considerarsi illegittima, affinchè dove possibile, venga sensibilizzata la Questura a favorire la richiesta di protezione internazionale o comunque ad identificare le donne quali vittime di tratta ed inviarle, come dovrebbe essere fatto, agli enti preposti all'assistenza e protezione, anche al fine di regolarizzare la posizione sul territorio mediante la richiesta di permesso di soggiorno ex art. 18 TU.
Analogamente auspichiamo che tanto la Prefettura, per quel che attiene il sistema di accoglienza sul territorio, che la Commissione Territoriale, per quel che riguarda il procedimento di determinazione della protezione internazionale, vogliano tenere in considerazione tale aspetto del fenomeno, al fine di contribuire alla corretta identificazione delle vittime della tratta tra i richiedenti asilo.
Le Linee Guida sull'identificazione delle vittime di tratta nella procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, adottate recentemente dalla Commissione Nazionale, prevedono in effetti delle procedure operative volte ad identificare precocemente le vittime della tratta tra coloro che chiedono asilo, favorendo in tal modo l'adozione delle adeguate misure di tutela.

Recentemente l'OIM ha registrato un sensibile aumento di vittime di tratta anche minorenni, fenomeno che abbiamo avuto modo di riscontrare direttamente anche sul nostro territorio.
A tal proposito si tiene a precisare che le vittime di tratta minorenni sono destinatarie di ulteriori e più specifiche misure di tutela. A loro si applicano infatti, per prima cosa, le disposizioni previste dal diritto civile relative alla tutela dei minori privi di rappresentanza genitoriale, inoltre le norme previste dal Testo Unico Immigrazione relative ai minori stranieri non accompagnati e infine tutte le misure previste dall' art. 18 d.lgs. 286/1998 in merito al permesso di soggiorno e ai programmi previsti riguardanti l'assistenza e l'integrazione sociale.

Occorre inoltre tener presente quanto disposto dall'art. 4 d.lgs. 24/14, i minori starnieri non accompagnati devono essere adeguatamente informati sui loro diritti, tra cui la possibilità di presentare domanda di protezione internazionale e, qualora l'età della vittima risulti incerta, nelle more di determinazione dell'età essa è comunque da considerarsi minore ai fini dell'accesso alle misure di accoglienza, protezione e sostegno, fino alla conclusione del procedimento di determinazione dell'età, condotto attraverso procedure multidisciplinari e da personale specializzato. Ricordiamo peraltro che è stato recentemente approvato il d.p.c.m. che regolamenta il procedimento di determinazione dell'età dei minori stranieri vittime di tratta.

Considerata l'interconnessione tra il fenomeno dei flussi dei richiedenti asilo e le vittime di tratta e sfruttamento, si richiama l'art. 17 del d.lgs. 142/15 che prevede espressamente che le misure di accoglienza a favore dei richiedenti asilo tengano conto della specifica situazione delle persone vulnerabili, quali vittime di tratta di essere umani alle quali deve applicarsi il programma di assistenza e integrazione sociale, previsto dall' art. 18 d.lgs. 286/98.

Alla luce di quanto suesposto, auspichiamo che vengano favorite prassi diverse e migliori rispetto a tale problematica. In particolare chiediamo che le donne che si sono allontanate dai centri prima di aver presentato la domanda di protezione internazionale perchè costrette e che successivamente alla fuga dalla strada si rivolgono alle associazioni in cerca di aiuto, possano regolarizzare la loro posizione mediante la richiesta di asilo ed essere rintrodotte nel sistema di accoglienza, evitando che aumenti il numero di donne irregolari, ancor più esposte per tale motivo a situazioni di sfruttamento.
Auspichiamo inoltre che tali elementi possano essere tenuti in considerazione, quali possibili indicatori di tratta, dalla stessa Commissione Territoriale, chiamata a valutare la fondatezza della domanda di protezione internazionale ovvero, ai sensi dell'art. 32 co. 3 bis D.Lgs. 25/08, Commissione chiamata inoltre a considerare l'opportunità della trasmissione degli atti al questore per il rilascio del permesso di soggiorno ex art. 18 D.Lgs. 286/98.

31/01/2017

PIAM onlus - Asti
Tampep - Torino
Gruppo Abele - Torino
Liberazione e Speranza - Novara
Comunità San Benedetto al Porto - Alessandria, Genova
CISSACA - Alessandria

Salto di qualità nelle politiche repressive: rintraccio e rimpatrio su base etnica - Comunicato Stampa ASGI

L’ASGI denuncia la gravità e l’illegittimità del telegramma inviato il 26 gennaio 2017 dal Ministero dell’Interno alle questure di Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta con cui si dispone che rendano disponibili, anche mediante dimissioni anticipate, novantacinque posti, quarantacinque per gli uomini e cinquanta per le donne, all’interno dei CIE attualmente operativi.


Questi posti dovranno essere utilizzati per identificare “sedicenti cittadini nigeriani rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale e per il loro successivo rimpatrio”. Le questure sopra indicate “sono invitate ad effettuare mirati servizi finalizzati al rintraccio di cittadini nigeriani in posizione illegale sul territorio nazionale”.

Si tratta di un salto di qualità delle politiche repressive che contiene una serie di indicazioni preoccupanti. Innanzitutto si tratta di un’attività di rintraccio di cittadini stranieri irregolari basata sulla loro nazionalità, ben individuata (la Nigeria), in violazione al principio di non discriminazione di cui all’art. 3 della Costituzione italiana.
Inoltre desta sconcerto la previsione di un numero alto di posti riservati ai trattenimenti di donne nigeriane, notoriamente a rischio di essere potenziali vittime di tratta, dunque persone vulnerabili che necessitano di specifiche misure di protezione e assistenza per espresso dispositivo normativo. Eventuali rimpatri messi in atto senza alcuna previa corretta identificazione di possibili vittime di tratta costituirebbero un’evidente violazione delle disposizioni internazionali europee e nazionali in vigore.
Viene previsto il coinvolgimento dell’Ambasciata ma non, come d’abitudine, nelle procedure di identificazione dei cittadini che già hanno ricevuto un provvedimento di espulsione e sono trattenuti all’interno dei CIE: stavolta è organizzata un’operazione mirata allo specifico rintraccio dei cittadini di uno specifico paese, un elemento ancora più inquietante, se sovrapposto alla nuova politica di accordi intergovernativi, con specifico riferimento agli accordi destinati al rimpatrio dei migranti senza autorizzazione a permanere sul territorio nazionale. Va comunque ribadito che il coinvolgimento dell’Ambasciata nell’ambito delle operazioni che possono riguardare anche potenziali richiedenti asilo è escluso dalla vigente normativa perché si pone in aperto contrasto con il divieto di non refoulement e di non discriminazione in materia di asilo politico.
Quanto accade mostra in maniera evidente, come la politica degli accordi intergovernativi finisca per definire anche le iniziative di polizia sui territori. La Nigeria ha storicamente collaborato, in maniera significativa, ai fini dell’identificazione e del rimpatrio. Il salto di qualità ha, evidentemente, natura politica: l’intesa con l’ambasciata precede le operazioni di rintraccio.
Appare, inoltre, grave che tale telegramma sia stato emesso all’indomani della pubblicazione del Report sull’Italia del GRETA, in cui il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa in tema di traffico degli esseri umani che a Roma dichiara che il nostro Paese ha violato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani quando, nel settembre del 2015, nel CIE di Ponte Galeria fu trattenuto ed in seguito rimpatriato proprio un gruppo di donne nigeriane.
Queste operazioni di polizia organizzate per rintracciare i migranti in condizione di illegalità, contribuiscono ad alimentare un clima di diffidenza e paura nei confronti della complessità dei cittadini stranieri .
Per queste ragioni ASGI chiede l’immediato ritiro del telegramma e, più in generale, il superamento di ogni politica discriminatoria e di ogni trattamento differenziale.

martedì 17 gennaio 2017

Comunicato Stampa - 16 gennaio 2017

In merito all’incontro sostenuto dall’Onorevole Bini presso la camera di Deputati dal titolo “CONTRO LA SCHIAVITU’ DELLA PROSTITUZIONE” previsto per giovedì 19 gennaio 2017, la Piattaforma Nazionale Antitratta, nella sua funzione di coordinamento di enti e associazioni che operano dal 2000 in progetti volti all’accoglienza e all’inserimento lavorativo di vittime di tratta, non concorda con l’impostazione data all’incontro e intende precisare che nei Paesi scandinavi, chiamati illegittimamente nordici dall’ufficio dell’on Bini, solo Svezia, Norvegia e recentemente Islanda hanno criminalizzato i clienti. Ci risulta inoltre che, in modo curioso il governo Svedese ha constatato con ricerche serie, che il numero di prostitute non è diminuito e che non vi sono dati sull’ampiezza del fenomeno dei contatti via internet, confermando l’aumento delle persone che si prostituiscono in modo illegale attraverso siti online, invisibili fisicamente ed escluse da ogni forma di tutela.
La Piattaforma riafferma, l’efficacia del sistema nazionale antitratta e, come affermato nella propria carta di intenti, considera le azioni di contrasto al traffico di esseri umani centrate sull’inclusione e il riconoscimento dei diritti delle persone migranti di questo governo, parte integrante di politiche di gestione dei flussi migratori ed in tale ottica auspica il definitivo superamento di impostazioni e politiche sbilanciate su impianti meramente securitari o repressivi, siano essi svolti a livello locale che nazionale.
Inoltre promuove e rivendica come essenziali gli interventi di vicinanza e prossimità, centrati sulla riduzione dei rischi e su metodologie non giudicanti di primo contatto, orientamento e presa in carico.
Infatti, al di la dei proclami ideologici e nel rispetto della normativa attuale, in questi anni i soggetti aderenti alla Piattaforma, insieme ad altre reti nazionalie locali, hanno da un lato consentito a migliaia di donne, uomini e persone transessuali di emanciparsi dai circuiti di prostituzione coatta e di tratta - e in molti casi di denunciare i trafficanti - d'altro lato di tutelare i diritti e stare al fianco delle persone adulte che in modo consapevole e autonomo esercitano la prostituzione.

16/1/2017

per la Piattaforma Nazionale Antitratta
Andrea Morniroli (338 1600757)
Alberto Mossino (328 1896997)
Daniela Mannu