giovedì 2 febbraio 2017

Sull'accoglienza delle vittime di tratta nei CAS

Prefettura di Torino
Prefettura di Asti
Prefettura di Alessandria
Prefettura di Novara

Commissione Territoriale per il riconsocimento della protezione internazionale di Torino
Commissione Territoriale per il riconsocimento della protezione internazionale di Genova
Commissione Territoriale per il riconsocimento della protezione internazionale di Novara

La presente per richiamare l'attenzione delle SS.VV. su una questione di attualità che riguarda il triste fenomeno della tratta di esseri umani, con specifico riferimento alle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.

A seguito di numerosi colloqui delle mediatrici e degli operatori con le migranti che si sono rivolte negli ultimi mesi alle nostre associazioni e cooperative, sulla base di indicatori individuati nel corso degli anni, abbiamo riscontrato che sempre più spesso, le donne nigeriane, una volta arrivate in Italia e accolte presso le strutture predisposte, sono contattate dai loro sfruttatori, costrette ad abbandonare i centri e forzate alla prostituzione.
Frequentemente questo allontanamento avviene prima che le vittime abbiano presentato il C3 e formalizzato la loro richiesta d'asilo, rendendole in questo modo invisibili e irregolari.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerosi casi in cui giovani donne, dopo essersi allontanate dai centri di accoglienza e aver vissuto sulla loro pelle l'esperienza della strada, si rivolgono a noi per chiedere aiuto e assistenza dopo essere fuggite dai propri sfruttatori.

Ci risulta che in tali casi, quando queste donne si presentano presso gli uffici immigrazione delle Questure del nostro territorio al fine di essere nuovamente fotosegnalate e presentare contestuale richiesta di asilo, vengano notificati loro decreti di espulsione motivati sul fatto di essersi allontanate dai centri prima di aver fatto il C3, prassi avvenuta, in alcuni casi, anche nei confronti di ragazze minorenni.
Riteniamo opportuno segnalarVi tale prassi, da considerarsi illegittima, affinchè dove possibile, venga sensibilizzata la Questura a favorire la richiesta di protezione internazionale o comunque ad identificare le donne quali vittime di tratta ed inviarle, come dovrebbe essere fatto, agli enti preposti all'assistenza e protezione, anche al fine di regolarizzare la posizione sul territorio mediante la richiesta di permesso di soggiorno ex art. 18 TU.
Analogamente auspichiamo che tanto la Prefettura, per quel che attiene il sistema di accoglienza sul territorio, che la Commissione Territoriale, per quel che riguarda il procedimento di determinazione della protezione internazionale, vogliano tenere in considerazione tale aspetto del fenomeno, al fine di contribuire alla corretta identificazione delle vittime della tratta tra i richiedenti asilo.
Le Linee Guida sull'identificazione delle vittime di tratta nella procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, adottate recentemente dalla Commissione Nazionale, prevedono in effetti delle procedure operative volte ad identificare precocemente le vittime della tratta tra coloro che chiedono asilo, favorendo in tal modo l'adozione delle adeguate misure di tutela.

Recentemente l'OIM ha registrato un sensibile aumento di vittime di tratta anche minorenni, fenomeno che abbiamo avuto modo di riscontrare direttamente anche sul nostro territorio.
A tal proposito si tiene a precisare che le vittime di tratta minorenni sono destinatarie di ulteriori e più specifiche misure di tutela. A loro si applicano infatti, per prima cosa, le disposizioni previste dal diritto civile relative alla tutela dei minori privi di rappresentanza genitoriale, inoltre le norme previste dal Testo Unico Immigrazione relative ai minori stranieri non accompagnati e infine tutte le misure previste dall' art. 18 d.lgs. 286/1998 in merito al permesso di soggiorno e ai programmi previsti riguardanti l'assistenza e l'integrazione sociale.

Occorre inoltre tener presente quanto disposto dall'art. 4 d.lgs. 24/14, i minori starnieri non accompagnati devono essere adeguatamente informati sui loro diritti, tra cui la possibilità di presentare domanda di protezione internazionale e, qualora l'età della vittima risulti incerta, nelle more di determinazione dell'età essa è comunque da considerarsi minore ai fini dell'accesso alle misure di accoglienza, protezione e sostegno, fino alla conclusione del procedimento di determinazione dell'età, condotto attraverso procedure multidisciplinari e da personale specializzato. Ricordiamo peraltro che è stato recentemente approvato il d.p.c.m. che regolamenta il procedimento di determinazione dell'età dei minori stranieri vittime di tratta.

Considerata l'interconnessione tra il fenomeno dei flussi dei richiedenti asilo e le vittime di tratta e sfruttamento, si richiama l'art. 17 del d.lgs. 142/15 che prevede espressamente che le misure di accoglienza a favore dei richiedenti asilo tengano conto della specifica situazione delle persone vulnerabili, quali vittime di tratta di essere umani alle quali deve applicarsi il programma di assistenza e integrazione sociale, previsto dall' art. 18 d.lgs. 286/98.

Alla luce di quanto suesposto, auspichiamo che vengano favorite prassi diverse e migliori rispetto a tale problematica. In particolare chiediamo che le donne che si sono allontanate dai centri prima di aver presentato la domanda di protezione internazionale perchè costrette e che successivamente alla fuga dalla strada si rivolgono alle associazioni in cerca di aiuto, possano regolarizzare la loro posizione mediante la richiesta di asilo ed essere rintrodotte nel sistema di accoglienza, evitando che aumenti il numero di donne irregolari, ancor più esposte per tale motivo a situazioni di sfruttamento.
Auspichiamo inoltre che tali elementi possano essere tenuti in considerazione, quali possibili indicatori di tratta, dalla stessa Commissione Territoriale, chiamata a valutare la fondatezza della domanda di protezione internazionale ovvero, ai sensi dell'art. 32 co. 3 bis D.Lgs. 25/08, Commissione chiamata inoltre a considerare l'opportunità della trasmissione degli atti al questore per il rilascio del permesso di soggiorno ex art. 18 D.Lgs. 286/98.

31/01/2017

PIAM onlus - Asti
Tampep - Torino
Gruppo Abele - Torino
Liberazione e Speranza - Novara
Comunità San Benedetto al Porto - Alessandria, Genova
CISSACA - Alessandria

Salto di qualità nelle politiche repressive: rintraccio e rimpatrio su base etnica - Comunicato Stampa ASGI

L’ASGI denuncia la gravità e l’illegittimità del telegramma inviato il 26 gennaio 2017 dal Ministero dell’Interno alle questure di Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta con cui si dispone che rendano disponibili, anche mediante dimissioni anticipate, novantacinque posti, quarantacinque per gli uomini e cinquanta per le donne, all’interno dei CIE attualmente operativi.


Questi posti dovranno essere utilizzati per identificare “sedicenti cittadini nigeriani rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale e per il loro successivo rimpatrio”. Le questure sopra indicate “sono invitate ad effettuare mirati servizi finalizzati al rintraccio di cittadini nigeriani in posizione illegale sul territorio nazionale”.

Si tratta di un salto di qualità delle politiche repressive che contiene una serie di indicazioni preoccupanti. Innanzitutto si tratta di un’attività di rintraccio di cittadini stranieri irregolari basata sulla loro nazionalità, ben individuata (la Nigeria), in violazione al principio di non discriminazione di cui all’art. 3 della Costituzione italiana.
Inoltre desta sconcerto la previsione di un numero alto di posti riservati ai trattenimenti di donne nigeriane, notoriamente a rischio di essere potenziali vittime di tratta, dunque persone vulnerabili che necessitano di specifiche misure di protezione e assistenza per espresso dispositivo normativo. Eventuali rimpatri messi in atto senza alcuna previa corretta identificazione di possibili vittime di tratta costituirebbero un’evidente violazione delle disposizioni internazionali europee e nazionali in vigore.
Viene previsto il coinvolgimento dell’Ambasciata ma non, come d’abitudine, nelle procedure di identificazione dei cittadini che già hanno ricevuto un provvedimento di espulsione e sono trattenuti all’interno dei CIE: stavolta è organizzata un’operazione mirata allo specifico rintraccio dei cittadini di uno specifico paese, un elemento ancora più inquietante, se sovrapposto alla nuova politica di accordi intergovernativi, con specifico riferimento agli accordi destinati al rimpatrio dei migranti senza autorizzazione a permanere sul territorio nazionale. Va comunque ribadito che il coinvolgimento dell’Ambasciata nell’ambito delle operazioni che possono riguardare anche potenziali richiedenti asilo è escluso dalla vigente normativa perché si pone in aperto contrasto con il divieto di non refoulement e di non discriminazione in materia di asilo politico.
Quanto accade mostra in maniera evidente, come la politica degli accordi intergovernativi finisca per definire anche le iniziative di polizia sui territori. La Nigeria ha storicamente collaborato, in maniera significativa, ai fini dell’identificazione e del rimpatrio. Il salto di qualità ha, evidentemente, natura politica: l’intesa con l’ambasciata precede le operazioni di rintraccio.
Appare, inoltre, grave che tale telegramma sia stato emesso all’indomani della pubblicazione del Report sull’Italia del GRETA, in cui il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa in tema di traffico degli esseri umani che a Roma dichiara che il nostro Paese ha violato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani quando, nel settembre del 2015, nel CIE di Ponte Galeria fu trattenuto ed in seguito rimpatriato proprio un gruppo di donne nigeriane.
Queste operazioni di polizia organizzate per rintracciare i migranti in condizione di illegalità, contribuiscono ad alimentare un clima di diffidenza e paura nei confronti della complessità dei cittadini stranieri .
Per queste ragioni ASGI chiede l’immediato ritiro del telegramma e, più in generale, il superamento di ogni politica discriminatoria e di ogni trattamento differenziale.

martedì 17 gennaio 2017

Comunicato Stampa - 16 gennaio 2017

In merito all’incontro sostenuto dall’Onorevole Bini presso la camera di Deputati dal titolo “CONTRO LA SCHIAVITU’ DELLA PROSTITUZIONE” previsto per giovedì 19 gennaio 2017, la Piattaforma Nazionale Antitratta, nella sua funzione di coordinamento di enti e associazioni che operano dal 2000 in progetti volti all’accoglienza e all’inserimento lavorativo di vittime di tratta, non concorda con l’impostazione data all’incontro e intende precisare che nei Paesi scandinavi, chiamati illegittimamente nordici dall’ufficio dell’on Bini, solo Svezia, Norvegia e recentemente Islanda hanno criminalizzato i clienti. Ci risulta inoltre che, in modo curioso il governo Svedese ha constatato con ricerche serie, che il numero di prostitute non è diminuito e che non vi sono dati sull’ampiezza del fenomeno dei contatti via internet, confermando l’aumento delle persone che si prostituiscono in modo illegale attraverso siti online, invisibili fisicamente ed escluse da ogni forma di tutela.
La Piattaforma riafferma, l’efficacia del sistema nazionale antitratta e, come affermato nella propria carta di intenti, considera le azioni di contrasto al traffico di esseri umani centrate sull’inclusione e il riconoscimento dei diritti delle persone migranti di questo governo, parte integrante di politiche di gestione dei flussi migratori ed in tale ottica auspica il definitivo superamento di impostazioni e politiche sbilanciate su impianti meramente securitari o repressivi, siano essi svolti a livello locale che nazionale.
Inoltre promuove e rivendica come essenziali gli interventi di vicinanza e prossimità, centrati sulla riduzione dei rischi e su metodologie non giudicanti di primo contatto, orientamento e presa in carico.
Infatti, al di la dei proclami ideologici e nel rispetto della normativa attuale, in questi anni i soggetti aderenti alla Piattaforma, insieme ad altre reti nazionalie locali, hanno da un lato consentito a migliaia di donne, uomini e persone transessuali di emanciparsi dai circuiti di prostituzione coatta e di tratta - e in molti casi di denunciare i trafficanti - d'altro lato di tutelare i diritti e stare al fianco delle persone adulte che in modo consapevole e autonomo esercitano la prostituzione.

16/1/2017

per la Piattaforma Nazionale Antitratta
Andrea Morniroli (338 1600757)
Alberto Mossino (328 1896997)
Daniela Mannu 
 

giovedì 18 agosto 2016

ASGI alla Boschi: rafforzare la tutela delle vittime di tratta, non indebolirla


Torino, 12 Agosto 2016

Oggetto: bando finanziamento interventi di assistenza per le vittime di tratta - lettera aperta

Egregia Ministra Boschi,
In seguito alla pubblicazione della graduatoria relativa al bando emanato dal Dipartimento per le Pari Opportunità per il finanziamento dei progetti di assistenza a favore delle vittime di tratta, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione manifesta preoccupazione rispetto alle prospettive che si delineano nel prossimo futuro.
La valutazione dei progetti presentati ha infatti condotto al finanziamento di diversi progetti certamente rispondenti ai parametri individuati ma ha di fatto comportato che ben cinque Regioni - Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria, Basilicata, Sardegna - non potranno usufruire, sul loro territorio, di servizi di enti specializzati nell’assistenza alle vittime della tratta degli esseri umani fenomeno, come noto, in preoccupante espansione anche in seguito all’intensificarsi dei flussi migratori.
In tali Regioni, peraltro, hanno fino ad oggi operato enti che da oltre quindici anni offrono servizi integrati per la tutela delle vittime della tratta e che costituiscono un importante punto di riferimento per le Istituzioni e per le Autorità locali.
Inoltre in Sicilia, territorio fortemente sensibile al fenomeno per evidenti ragioni, risulta essere stato finanziato uno solo progetti con conseguente mancanza di copertura di interi territori si pensi ad esempio alle zone limitrofe al centro di Mineo.
In assenza di una dimensione nazionale, lo Stato italiano potrebbe non essere in grado di assicurare in modo completo ed effettivo l'applicazione delle misure previste dalle Convenzioni internazionali in materia, tra cui la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta del 2005 e soprattutto dalla Direttiva europea 2011/36/UE, ed in particolare le misure finalizzate alla precoce identificazione delle vittime.
Il rischio di una ricaduta pesante sul contrasto al crimine e sulla protezione delle vittime, nonché su una loro adeguata assistenza, è dunque altissimo tenuto conto anche del fatto che uno dei maggiori limiti del sistema recentemente emerso è la scarsità dei posti disponibili nelle strutture di accoglienza protette dedicate specificamente alle vittime che decidono di sottrarsi dalle situazioni di sfruttamento e che, come già evidenziato, in alcune zone non vi saranno case di fuga in cui poter accogliere e proteggere tali persone.
Nel recente passato il Dipartimento per le Pari Opportunità, quale Meccanismo equivalente così come disposto dal D.Lgs. 24/14, aveva finalmente avviato una nuova stagione nell’ambito del contrasto alla tratta e alla protezione delle vittime, approvando il Piano Nazionale d’azione contro la tratta e disciplinando, con il d.p.c.m dello scorso maggio, il nuovo programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale.
La prospettiva auspicata era quella per cui finalmente il Sistema Nazionale anti-tratta, messo in atto dagli enti del pubblico e del privato sociale che da anni operano nei diversi territori, divenisse una realtà consolidata, non più costretta a subordinare la propria sopravvivenza a bandi di finanziamento annuali che, tra l’altro, per ben quattro anni sono mancati.
Riteniamo che la delega affidataLe dal Presidente del Consiglio sia un’ulteriore conferma della rilevanza che il Governo attribuisce ai temi connessi con le pari opportunità e tra questi il tema della tratta degli esseri umani.
In tal senso non possiamo che auspicare che il Dipartimento si adoperi urgentemente, Suo tramite, per reperire le risorse finanziarie per consentire che proseguano o vengano avviati progetti per l’assistenza delle vittime di tratta nei territori che ad oggi sono rimasti privi di interventi di enti specializzati nell’assistenza alle vittime di tratta.
Riteniamo inoltre imprescindibile che il Sistema Nazionale anti-tratta - indubbiamente una preziosa risorsa per lo Stato italiano - sia messo definitivamente a sistema, al fine di evitare per il futuro conseguenze quale quella che si è attualmente venuta a verificare.
Restiamo a disposizione per ogni opportuno approfondimento.

Avv. Lorenzo Trucco
Presidente di A.S.G.I.
Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

mercoledì 17 agosto 2016

Dossier “Piccoli schiavi invisibili” 2016 di Save the Children

Tratta e sfruttamento: Save the Children, al mondo una vittima su 5 è un bambino o un adolescente. In Italia la tratta di esseri umani è la terza fonte di reddito delle organizzazioni criminali.

Scarica QUI il Dossier

domenica 5 giugno 2016

Proposte operative per il coordinamento tra il sistema di protezione internazionale e di protezione delle vittime di tratta

Proposte operative per il coordinamento tra il sistema di protezione internazionale e di protezione delle vittime di tratta

Premessa - Il fenomeno
Nell'ambito delle persone che fanno richiesta di protezione internazionale sul territorio italiano sono presenti, in numero sempre maggiore e complesso, potenziali vittime di tratta (in ambito sessuale, lavorativo, nell'accattonaggio o attività illegali). In particolare, nel corso dell'ultimo anno si è manifestato in tutta la sua evidenza il fenomeno delle donne vittime di situazioni di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.
Tra queste vi sono:
  • donne potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale che necessitano di un tempo, di un luogo e di un percorso protetto per sganciarsi dalle situazioni di pericolo e che manifestano all'interno indicatori di tale assoggettamento;
  • donne che si dichiarano vittime di tratta ma non sono consapevoli della condizione di pericolosità;
  • donne che non hanno percezione della condizione di pericolosità e potenziale insita nelle proposte e negli agganci che ricevono durante la permanenza nelle strutture.

Il sistema antitratta. La nostra specifica expertise
La nostra esperienza consolidata sull'emersione, identificazione, accoglienza ed inclusione delle vittime di tratta e del grave sfruttamento ci rende evidente l'importanza di non sovrapporre gli interventi e le strategie tra le azioni rivolte alle vittime o potenziali vittime di tratta con quelli rivolti alle persone richiedenti asilo, seppur oggi fenomeni intrecciati soprattutto per quanto attiene le giovani donne nigeriane.

Si evidenzia dunque il ruolo complementare e aggiuntivo del sistema antitratta nel rispondere ai bisogni e alle problematiche specifiche di questa casistica (richiedenti asilo che presentano vulnerabilità tali da ritenere che possano essere vittime di tratta o a rischio di diventarlo mentre sono in Italia).

Al sistema antitratta spetta la funzione di identificazione e in tal senso è fondamentale il lavoro, in sinergia con le strutture di accoglienza asilo e con le Commissione Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, al fine di rendere possibile l'emersione delle vittime e potenziali vittime. 
Le competenze acquisite nel corso degli anni nell'ambito degli interventi a tutela delle vittime di tratta ci hanno insegnato che un lavoro di identificazione ed emersione ha possibilità di successo solo se si riesce a creare un contesto adeguato intorno alle vittime, a cui deve essere concesso del tempo per riflettere e per imparare a “fidarsi”. Conseguentemente il momento dell'accoglienza è cruciale per favorire l'emersione della vicenda di tratta. 
Sotto tale profilo siamo convinti che le persone che presentano vulnerabilità e che si ritiene possano essere vittime di tratta debbano necessariamente essere accolte nell'ambito delle strutture di accoglienza facenti capo al circuito SPRAR, essendo questo il modello di accoglienza comunque previsto dalla normativa per i richiedenti asilo che a maggior ragione deve poter essere garantito alle persone portatrici di esigenze particolari.

Al sistema Antitratta compete anche la gestione delle strutture a diversa intensità di accoglienza e protezione ai sensi dell'art. 18 D.Lgs. 286/98, che devono accogliere, in virtù di quanto disposto dall' dall'art. 17 del D.lgs 142/15, i/le richiedenti asilo identificati/e come vittime di tratta.

Le proposte
Queste le proposte di intervento del sistema antitratta, in sinergia con il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, per favorire l'identificazione e l'emersione delle vittime e potenziali vittime di tratta:

A) Si auspica un'indicazione a livello nazionale da parte del Ministero dell'Interno alle Prefetture per la stipula di accordi/convenzioni/protocolli tra: 
- Gli enti del sistema antitratta (iscritti alla seconda sezione del Registro Nazionale presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di cui all'art. 52 lett. b) DPR 394/99. 
- Gli enti gestori di Cas e Sprar 
- Le Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale. 
Un coordinamento di questo livello consentirebbe la creazione di un sistema di referral completo ed efficiente, considerato che la pre-identificazione delle vittime di tratta può già avvenire durante l'accoglienza nelle strutture per richiedenti asilo e che dunque un lavoro di emersione può essere fatto anche prima dell'audizione in Commissione. 
Premesso quanto sopra detto rispetto alla necessità che le potenziali vittime di tratta siano accolte in strutture SPRAR, a fronte dell'attuale situazione, fortemente critica sotto il profilo dell'adeguatezza del sistema di accoglienza, l'identificazione precoce delle vittime di tratta potrebbe favorire il trasferimento delle persone in strutture più adeguate al fine di garantirne la sicurezza e la protezione dalla rete di sfruttamento.

B) Si propone di strutturare alcuni specifici interventi degli enti antitratta che possano inserirsi nella procedura per il riconoscimento della protezione internazionale durante tutte le sue fasi, a partire dall'accoglienza nelle strutture per richiedenti asilo.
Nello specifico:
B1) L'attività di identificazione
- Consulenza specifica sull'attività di emersione ed identificazione delle vittime e potenziali vittime accolte nelle strutture Cas e Sprar; per tale consulenza gli enti antitratta possono richiedere una contribuzione agli enti gestori delle strutture di accoglienza che percepiscono retta o contributo per la gestione. L'attività si può ritenere aggiuntiva a quanto già previsto per l'attività di emersione e identificazione dall'art. 13 L. 228/03. 
Si auspica che tale indicazione possa essere contenuta in una comunicazione dal Ministero dell'Interno alle Prefetture e dalle Prefetture ai Cas, e deve essere sostenuta dagli enti del servizio antiratta a livello delle specifiche concertazioni territoriali. 
- Consulenza specifica volta all'identificazione delle vittime di tratta presso le Commissioni Territoriali, in particolare quando la procedura di referral non sia stata attivata durante la fase di accoglienza. 
L'esito delle attività svolte secondo quanto indicato nei precedenti due paragrafi può prevedere le seguenti ipotesi: 
a) identificazione dei richiedenti asilo quali vittime di tratta e conseguentemente, ove vi siano esigenze di protezione per una situazione di pericolo sul territorio e dove la persona presti il consenso, adesione al programma di protezione sociale ai sensi dell'art. 18 D.Lgs. 286/98 e trasferimento dal sistema richiedenti asilo al sistema antitratta (ex art. 17 D.Lgs. 142/98) 
b) nei casi in cui la persona non sia identificata quale vittima di tratta o comunque non accetti di aderire al programma di protezione sociale, permanenza all'interno del sistema richiedenti asilo 
c) identificazione di vulnerabilità senza necessità di protezione prevista dall'art. 18, con richiesta di accesso ad un percorso Sprar (ordinari o vulnerabili), con possibilità comunque di essere seguito esternamente dall'ente anti-tratta del territorio.

B2) L'accoglienza
- Al solo fine di contribuire a ridurre i danni che si stanno verificando su molti territori a causa di forme di accoglienza del tutto inadeguate e dunque pur auspicando il superamento del sistema di accoglienza attuale nei centri di accoglienza straordinari, si propone la sperimentazione di un modello di accoglienza temporanea in piccole unità abitative per potenziali vittime di tratta, gestito da enti antitratta in accordo e convenzione con le Prefetture, volto a consentire alle donne un'accoglienza adeguata e sicura, al fine di allontanarle dai trafficanti o comunque per prevenire che esse vengano coinvolte nel circuito dello sfruttamento e finalizzato esclusivamente alla verifica di indicatori di vulnerabilità ascrivibili alle condizioni di tratta e sfruttamento, con la previsione di un'uscita in breve periodo verso i sistemi di protezione più adeguati. Il filtro per l'ingresso in tali strutture viene fatto da enti del sistema antitratta, non da invio diretto delle Prefetture come avviene per i Cas.
- Interventi di assistenza e presa in carico di vittime di tratta accolte in strutture Sprar al fine di facilitare percorsi di tutela e inclusione sociale anche in favore di persone accolte presso tali strutture. Tale attività potrebbe essere sostenute economicamente con parte delle risorse destinate per la struttura Sprar, anche in convenzione con l'ente gestore.

C) A fronte della rapida evoluzione del fenomeno e dell'aumento esponenziale di potenziali vittime di tratta tra i richiedenti protezione internazionale, è necessario che il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri predisponga, in sede di attuazione del Piano di azione nazionale contro la tratta, un meccanismo di monitoraggio volto a verificare la sostenibilità degli interventi realizzati dagli enti accreditati per la realizzazione dei programmi ex art. 18co. 3bis D.Lgs. 286/98. Il monitoraggio dovrà essere effettuato con verifiche anche intermedie nel corso dei progetti che saranno avviati in seguito al bando di prossima emanazione. 
E' infatti una preoccupazione non infondata che l'attività di emersione e identificazione che gli enti anti-tratta saranno chiamati a fare grazie ad un – auspicato – sistema di referral con le Commissioni Territoriali, abbia un impatto non irrilevante sul lavoro degli enti stessi.
Inoltre il numero limitato di posti di accoglienza nelle case protette specifiche per vittime di tratta gestite dagli enti accreditati già oggi evidenzia un limite oggettivo nella possibilità di offrire adeguata tutela e protezione alle vittime della tratta. 
Conseguentemente, dove il trend continui ad essere quello a cui stiamo assistendo oggi, sarà necessario ripensare alle risorse che devono essere destinate a tale scopo.

a cura di
CNCA (Coordinamento Nazionale Centri di Accoglienza)
Piattaforma Nazionale Antritratta

giugno 2016